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Aurora boreale

Ír Týrdòttir stava cucinando eglefino all'ammoniaca quando, dalla finestra della sua cucina, vide il cielo nero illuminarsi all'improvviso di verde, di viola ed altri colori che non era sicura di conoscere.
Uscì senza coprirsi, era freddo ma non freddissimo e come sempre quando vedeva un'aurora boreale, pensò che Gesù doveva aver lasciato il computer acceso e si era attivato lo screensaver.
Quando Ír Týrdòttir rientrò in casa, l'eglefino all'ammoniaca era bruciato.
Ma non gliene importava.
Non gliene importava.

La fallimentare reunion dei Pechblenda

Ieri sera, mentre sistemavo i dischi nello scaffale, mi è capitato tra le mani Alabaster Disaster, il vinile dei Pechblenda, la band dove ho suonato in gioventù insieme a Gesù e ad Adam Ant.
Copiosi ricordi sono subito riaffiorati. I concerti, le strappone, le strappone, i concerti... gran bei momenti.
Qualche anno fa Richard Ginori, il nostro vecchio manager, ci propose una reunion spingendo molto sul fatto che eravamo stati una band seminale e che ancora oggi gruppi di grido, come I Poveri Illusi e gli Sciamani-mani, si ispirano al nostro sound.
Ci chiudemmo per una settimana nella sala prove di Richard, all'interno della sua villa di Porto Potenza Picena, dove le cose però non andarono come sperato.
Eravamo molto cambiati, Adam non aveva più il fiato per cantare, io non suonavo la chitarra con la stessa velocità a causa della sindrome delle nocche mandorline e persino Gesù non riusciva più a toccare le corde delle anime come un tempo.
Alla fine di quella settimana ci salutammo come se avessimo dovuto ritrovarci il giorno dopo, quando in realtà eravamo tutti consapevoli che non ci saremmo visti mai più. 
Nel frattempo Adam Ant ha fatto uscire un disco dove, con un filo di voce, canta canzoni un po' pretenziose ma tutto sommato niente male, Gesù invece continua a donarsi simbolicamente ai fans sotto forma di pane, anche senza glutine, in un lunghissimo tour che tocca ogni domenica le chiese di mezzo mondo.
Ed io? Io vado a tutti i concerti di Adam Green, recensisco le migliori churrerie del distretto di Telford and Wrekin (a proposito i  migliori churros del distretto di Telford and Wrekin sono quelli della churreria Hobbs dei coniugi Etta e Basil Hobbs) e ogni tanto sistemo i dischi nello scaffale.
I dischi nello scaffale.

La grande gabola di Beccles del 1444

Ogni 10 di settembre mi torna alla memoria il 10 di settembre del 1444, più precisamente la sera in cui Ferenc, il diabolico contorsionista, si esibì a Beccles, nella contea del Suffolk.
Io, Gesù e Adam Ant, aspettavamo quel momento da molto tempo perchè girava voce che Ferenc fosse capace di cose strabilianti, come avvitarsi dentro a un barattolo di carrube sciroppate, oppure ranicchiarsi nella punta di una scarpa.
Emozionati come bambini infilammo i nostri scialli per le serate umide in uno zainetto e ci recammo al parco di Beccles, dove Ferenc avrebbe dato prova della sua abilità contorsionistica.
Al nostro arrivo notammo subito che, a parte noi, non c'era anima viva e cosa ancor più strana, solo tre sedie davanti ad un piccolo palco fatto di cassette di legno per la frutta.
Da quel momento ogni altro spettatore avrebbe trovato solo posto in piedi. Non arrivò nessun altro.
Passò mezz'ora, poi un'ora, poi due ore ma di Ferenc nemmeno l'ombra.
Era buio, l'aria piuttosto fresca, prendemmo dallo zainetto i tre scialli comprati in saldo ai magazzini Cuadretti, Cuadretti con la C, ci coprimmo le spalle e aspettammo ancora un altro po'.
Dopo tre ore decidemmo che era troppo, forse avevamo sbagliato giorno, o forse Ferenc aveva sbagliato giorno, comunque non saremmo rimasti ad attendere oltre.
Delusi tornammo verso casa.
"Magari ha avuto un impegno all'ultimo minuto" disse Gesù durante il cammino.
Adam non rispose, era davvero molto arrabbiato.
Nemmeno io risposi perchè portare lo zainetto si stava rivelando un'impresa faticosa, sembrava pesare 67,5 volte più che all'andata, però non mi lamentai, non volevo che i miei compari pensassero che ero debole, Adam mi avrebbe deriso, mi avrebbe dato della femminuccia, sicuramente. Gesù avrebbe avuto compassione ed io non volevo avere la sua compasione.
Feci uno sforzo tremendo.
Finalmente a casa andammo subito a dormire cercando di dimenticare quella serata.
L'indomani venni svegliato bruscamente dal gran vociare di Adam, stava imprecando, stava imprecando molto, Gesù cercava di chetarlo ma lui imprecava ancora di più.
"Ehy, ma che sta succedendo?" Chiesi.
"Non vedi? Guardati un po' intorno..." E giù altre imprecazioni di Adam e altri tentativi di chetarlo di Gesù.
Mi guardai un po' intorno, la casa sembrava spoglia. La casa era spoglia, durante la notte eravamo stati derubati. Derubati di tutto.
Nell'angolo dove lo avevo lasciato c'era lo zainetto, era aperto, non ricordavo di averlo lasciato aperto, all'interno era vuoto, provai a sollevarlo, era leggero, leggero come doveva essere uno zainetto vuoto. 
Improvvisamente tutto mi fu chiaro.
Ferenc, il diabolico contorsionista, senza che ce ne accorgessimo si era esibito solo per noi. Solo per noi.

Il diavolo e il tuono

Tutte le volte che c'è un temporale, mi torna alla mente il forte temporale del 3 settembre 1555, a Sacriston, nella contea di Durham.
A quel tempo io, Gesù e Adam Ant, dormivamo nel sottotetto di un ristorante cinese sconsacrato.
Quando pioveva restavamo in silenzio ad ascoltare il rumore della pioggia, se però tuonava inziavamo a bisticciare perchè i nostri rispettivi genitori, durante l'infanzia, ci avevano raccontato verità diverse sull'origine di questo fenomeno e ognuno di noi sosteneva la propria verità volendo aver ragione.
A Gesù avevano detto che era il rumore del diavolo che passava sui tetti con la sua carriola, per fare raccolta di anime.
A me avevano detto che era il rumore del diavolo che toglieva le tegole dal tetto, posava un rivestimento isolante e poi rimetteva le tegole.
Ad Adam avevano detto che era il rumore del diavolo che faceva sesso sul tetto.
Quando la sera del 3 settemre 1555 nubi scure scure scure iniziarono a riversare pioggia a catinelle , e poi lampi, e poi tuoni sopra Sacriston, noi tre, come sempre, iniziammo a bisticciare.
"Ho ragione io!"
"No, io, i miei genitori non mi avrebbero mai mentito!"
"Che vorresti dire, che i nostri mentivano?"
Diversamete dal solito però, quella sera, prendemmo una decisione, una volta per tutte avremmo saputo la verità salendo sul tetto.
Non fu una decisione presa a cuor leggero perchè avevamo una gran paura del tuono, ed anche del diavolo, ma andare avanti in quel modo non si poteva.
Adam aprì il lucernario e disse rivolgendosi a Gesù:
"Forza, sali sul tetto."
"Io? Perchè io? Vacci tu!" Rispose Gesù.
"Allora ci va Julio."
"No no, io per primo non salgo, ho paura, andiamo insieme."
"Il lucernario è troppo stretto, dobbiamo salire uno alla volta."
"Allora affidiamoci alla sorte."
Adam fece per 10 volte anghingò tre galline e tre capò che indicarono per 10 volte Gesù, Gesù si rassegnò e salì sul tetto.
L'undicesimo anghingò, sempre fatto da Adam, stabilì che io dovevo essere il secondo.
Quando fummo tutti sul tetto, sotto la pioggia battente, ci guardammo un po' intorno per vedere se scorgevamo il diavolo, da qualche parte, che girava con la carriola, o posava rivestimenti, o faceva sesso.
Nulla.
"Vedrete che comparirà all'improvviso, insieme al boato del tuono."
"Sì, all'improvviso, è così che comparirà."
"Allora aspettiamo il tuono."
Completamente inzuppati ci sedemmo ad aspettare il tuono.
Come ogni tuono, anche il nostro tuono si fece precedere da un lampo che squarciò il cielo.
Il lampo che squarciò il cielo e precedette il nostro tuono, aveva la forma di un forcone a tre punte.
Le tre punte del lampo a forma di forcone che squarciò il cielo e precedette il nostro tuono, si abbatterono sulle tre nostre teste e ci fulminarono.
Il tuono non lo sentimmo, ma 72 ore dopo, quando riprendemmo i sensi, là sul tetto del nostro sottotetto, fummo concordi che a colpirci fosse stato il forcone del diavolo.
Non bisticciamo più durante i temporali. Mai più.

Venditori da spiaggia

Ogni fine estate mi torna alla mente la fine estate del 1638.
A quel tempo io, Gesù e Adam Ant, per pagare l'affitto della baracca sul fiume Musone, dove alloggiavamo, facevamo i venditori ombrellone a ombrellone sulle spiagge tra Numana e Porto Recanati, nella contea delle Marche.
Io vendevo spiedini di cocco.
Gesù vendeva pareo con stampe batik, anche se io e Adam li chiamavamo pareopareo perchè Gesù, quando si aggirava tra gli ombrelloni, strillava pareo due volte senza pausa in mezzo e l'effetto era pareopareo.
Adam invece vendeva occhiali da sole senza lenti per abbronzare il contorno occhi.
Fu proprio Adam che un giorno decise di farmi un bello scherzo, sapendo che erano più quelli che mangiavo di quelli che vendevo, sostituì l'acqua nel secchio che portavo per rinfrescare gli spiedini di cocco, con del gin ad altissima gradazione.
Iniziai a girare per la spiaggia alle 10 del mattino e alle 10:30 ero già ubriaco che sbiascicavo "Cooocobelococofreshco".
Alle 10:50 uno stuolo di giovani madri, capitanate da una finta bionda col costume imbottito, mi circondò per sapere cosa avevo venduto ai loro figli.
La testa girava, barcollavo e alla fine persi l'equilibrio, il naso si infilò tra i seni imbottiti della finta bionda, che mi allungò un ceffone, roteai su me stesso, caddi.
Tutte le giovani madri, e forse anche qualche padre, mi riempirono di botte.
Così malconcio, la sera decisi di non uscire, mentre Gesù e Adam andarono, come sempre, a ballare al Baba Beach di Porto Potenza Picena e quello che combinarono lo lessi il giorno dopo sulla Gazzetta dell'Adriatico.
In sostanza, Gesù, che da vero stacanovista si portava sempre dietro il lavoro, convinse i farisei davanti alla discoteca, che i suoi pareopareo a stampa batik erano da uomo, anzi, erano il must di stagione per il maschio fariseo.
Li vendette tutti racimolando un bel gruzzolo che, da sua abitudine, avrebbe devoluto ai poverelli, cioè noi.
Adam gli chiese in prestito fino all'ultimo quattrino per noleggiare un trenino da turisti, di quelli che girano nelle strade a Natale e a ferragosto, ci caricò tutte le strappone che aveva rimorchiato sulla pista da ballo, partì a tutta birra, sbandò, finì in mare e venne dato per disperso.
In realtà naufragò su un'isola deserta insieme alle strappone, nel mentre trasformatesi in sirene, e dal loro canto venne ispirato.
Scrisse 897 canzoni che, 3 anni dopo, quando tornò sulla terraferma con una zattera fatta di gusci di pistacchio, trovò pessime e chiuse in un cassetto della baracca sul fiume Musone.
Che estate quella del 1638, che estate.

Insetti, concerti e Bar Mitzvah

Una mattina di fine luglio del 1588, io, Gesù e Adam Ant, ce ne stavamo al ripararo dal sole cocente sotto ad un cedro atlantico all'idroscalo di Milano.
Adam, vedendomi scacciare un insetto fastidioso, disse:
"In estate vorrei essere una zanzara, così andrei a tutti i concerti delle mie orchestre musica e spettacolo preferite senza pagare il biglietto."
"La vita media di una zanzara adulta maschio è di 10/15 giorni, non ne vedresti poi tanti di concerti." Gli fece notare Gesù.
"D'accordo allora facciamo una mosca." Replicò Adam.
"La vita media di una mosc.."
"Ahhh ma che palle, sto solo fantasticando!"
"Scusa, è che al compimento del mio tredicesimo anno di età non ho avuto il Bar Mitzvah che sognavo, da quel giorno ho smesso di fantasticare."
Adam iniziò a raccimolare le sue cose col chiaro intento di andarsene.
"E ora? Dove te ne vai?" Gli chiese Gesù.
"Al concerto dei Beach Boys." Rispose. Poi si fece calabrone e volò via.
Volò via.

Gesù, ma come ti vesti?

Ogni 19 di luglio mi torna alla mente quel 19 di luglio del 1531, quando io, Adam Ant e Richard Ginori, telefonammo per raccomandare Gesù alla redazione del programma televisivo Ma Come Ti Vesti?, quello dove gli amici carogne di uno che si veste male, raccomandano il loro amico che si veste male a Carlenzo Watson Mitchell e ad Enza Carla Mitchell Watson, due che se ne intendono, per rifargli il look da capo a piedi.
La redazione ci disse di portare l'indomani il nostro ignaro amico Gesù davanti all'idromeleria Hobbs, quella che sta in un angolo, a Pudsey, nella contea del West Yorkshire, alle 10 in punto di mattina.
Così facemmo, il giorno seguente, con la scusa di un buon boccale di idromele, ci sedemmo ad un tavolino all'esterno del locale ed ordinammo.
Alle 10 in punto, dall'angolo dell'edificio, sbucarono Carlenzo Watson Mitchell ed Enza Carla Mitchell Watson che gridarono all'unisono:

"GESU', MA COME TI VESTI?!"

A Gesù prese un colpo per lo spavento e ci sputò addosso l'idromele che aveva iniziato a sorseggiare.
Carlenzo Watson Mitchell ed Enza Carla Mitchell Watson, che erano vestiti come confetti, iniziarono a criticare l'outfit di Gesù poi gli misero in mano una carta di credito e due shopping bag e gli strapparono di bocca un "Sì", alla domanda, posta sempre all'unisono, "Accetti di affidarti alle nostre mani esperte per risolvere il tuo problema?"
Quando i due confetti se ne furono andati, Gesù, che non aveva mai visto la trasmissione e continuava ad ignorare il nostro coinvolgimento, un po' confuso ci chiese:
"Ma quale problema?"
E poi:
"Cos'è un outfit?"
Le nostre matte risate...
Di lì a poco alcuni uomini della redazione prelevarono Gesù per portarlo al quartier generale dai due confetti, mentre altri della redazione rimasero per registrare me, Adam e Richard, che spiegavamo davanti alle telecamere il motivo per cui ci eravamo rivolti a Carlenzo Watson Mitchell e ad Enza Carla Mitchell Watson, i due confetti appunto.
Il primo ad essere registrato fui io e dissi:
"E' una vita che indossa quei sandali orrendi, fanno cagare, Carlenzo, Enza Carla, aiutateci voi porca puttana!"
La parte da "fanno" in poi venne tagliata e non andò in onda.
Il secondo ad essere registrato fu Richard, che disse:
"Il suo problema sono gli accessori, gira sempre con quella corda da impiccato legata in vita, Carlenzo, Enza Carla, aiutateci voi porca puttana!"
La parte da "gira" in poi venne tagliata e non andò in onda.
L'ultimo ad essere registrato fu Adam, che disse:
"Ha quel cazzo di sacco di juta per vestito che, quando andiamo a ballare al Baba Beach di Porto Potenza Picena, dobbiamo dirgli di stare ad almeno 20 metri di distanza altrimenti non riusciamo a rimorchiare le strappone. Carlenzo, Enza Carla, aiutateci voi porca di quella puttana!"
La parte da "Ha" in poi venne tagliata e non andò in onda.
A dire il vero tutto il programma non andò in onda, infatti, mentre sugli abiti Gesù si lasciò svogliatamente consigliare, su barba e capelli fu irremovibile, guai a loro se glieli avessero tagliati.
Così lo vestirono come un confetto e, senza accorciarla di un solo millimetro, gli cotonarono, esagerando parecchio parecchio parecchio, la chioma.
Insomma, alla fine sembrava Dave Grohl in quel video tanto tanto tanto divertente, Long Road To Ruin, avete presente?
Quando lo posero davanti allo specchio affinchè potesse vedere la sua trasformazione, Gesù, rosso rosso rosso dalla vergogna, vi si tuffò letteralmente dentro, scomparendovi.
Enza Carla Mitchell Watson svenne... no, scusate, Carlenzo Watson Mitchell svenne ed Enza Carla Mitchell Watson gli diede qualche calcetto nel costato con la scarpa tacco 12 per capire se era ancora in vita.
Ecco perchè quella puntata non andò mai in onda.
Gesù ricomparve dopo più di un mese all'idromeleria Hobbs, indossava i suoi soliti sandali e il sacco di juta legato in vita con la corda, ma la cotonatura quella non era riuscito a scalfirla, la lacca che gli avevano messo per fissarla era veramente troppa. Veramente troppa.

Impero Romano's got talent

Ogni 17 di luglio mi torna alla memoria il 17 di luglio dell'anno 24.
Quel giorno io, Gesù e Adam Ant, di buon mattino, ci mettemmo in fila davanti al colosseo per i casting del primo talent show della storia, Impero Romano's Got Talent.
L'attesa fu interminabile. Dopo ore e ore sotto al sole cocente, stanchi e disidratati, arrivò finalmente il nostro turno.
Due centurioni ci scortarono al cospetto dell'Imperatore Aulo Vitellio che, mangiando uva sdraiato su una chaise longue di oro zecchino, con due sventagliatori ai lati e attorniato dai suoi uomini più fidati, con un cenno del capo ci fece capire che potevamo iniziare.
Adam, che era il più spigliato, fece una breve introduzione:
"Siamo una boy band, ci chiamiamo Pechblenda, presentiamo un brano a cappella di autore sconosciuto che si..."
L'imperatore, con un altro cenno eloquente, gli fece capire di tagliare corto e di iniziare a cantare.
Io diedi il La ed attaccammo:

"Mattone su mattone
viene su la grande casa,
che fatica, che fatica che si fa!
Perché?
Mattone su mattone
viene su la grande casa,
è il Signore che ci vuole abitar con te."

L'imperatore, sempre continuando a mangiare uva, con l'ennesimo cenno eloquente stavolta della mano, ci fece capire quello che il pro-console Ottavio Gregor Mc Gregor tradusse a parole:

"POLLICIUZIO VERSATILIO!"

Udendo il verdetto, i due centurioni che ci avevano introdotto nell'arena aprirono una grata dalla quale uscirono tre gatti soriani.
Erano gatti di strada di quelli spelacchiati e con l'aria poco raccomandabile, il primo aveva una benda sull'occhio destro, il secondo portava un orecchino ad anello nell'orecchio sinistro e il terzo aveva la coda spezzata in tre punti conferendole la forma di un gancio o di un punto interrogativo.
Io e Adam facemmo una risatina.
"Possiamo gestirli." Disse Gesù.
Non riuscimmo a gestirli. Si attaccarono a noi come ventose, ci graffiarono e ci scarnificarono in più punti, mentre ci rotolavamo per terra nel tentativo di toglierceli di dosso.
Quando Aulo Vitellio ritenne che fosse sufficiente alzò la mano non impegnata con l'uva e il pro-console Ottavio Gregor Mc Gregor emise un richiamo per i soriani:

"PFFFSSSHHH!"

Uscendo dal colosseo, un suonatore di cetra della categoria over 70 che invece stava per entrare, ci chiese:
"Com'è andata ragazzi?"
"Vaffanculo, porca puttana!" Gli rispose Adam.
Impolverati, graffiati e scarnificati ci incamminammo per la via di casa, a quei tempi abitavamo tutti e tre a Fregene.
Per un'ora abbondante nessuno parlò, solo Adam ad un certo punto disse:
"La prossima volta il brano lo scelgo io..." Poi tacque di nuovo per il resto del tragitto.
Per il resto del tragitto.

Terremoto

DRIIIN DRIIIN DRIIIN

- Pronto?
- Julio, sono Gesù, come va?
- Ehhh come va... ho passato un'altra notte in tenda, sono stanco ed ho le ossa rotte, ma non mi lamento, posso ancora ritenermi molto molto fortunato.
- Non dimenticare il disegno di Dio e non perdere la fede.
- Il disegno di Dio, ora come ora, è la tremolante linea di un bimbo delle elementari sulla cartina geografica in corrispondenza della mia regione. In quanto alla fede, ne abbiamo già parlato un sacco di volte, non mi va di fingere.
- Ma Julio, non hai sentito cos'ha detto il Papa? C'ero anche io sepolto sotto le macerie.
- No, sotto le macerie c'erano gli operai che facevano il turno di notte, c'erano mia cugina e suo marito...
- Io sono un simbolo, io sono tutte quelle persone.
- Peccato, al momento servono beni di prima necessità e fondi per ricostruire. Simboli? Uhmmm... simboli... simboli... vediamo un po'... no, non servono.
- E' troppo facile prendersela con me in questo momento.
- Questo te lo riconosco.
- Mi parlerai ancora Julio?
- Sì... lascia passare un po' di tempo però, anzi se non mi cadrà prima un mattone sulla testa mi farò vivo io.
- A presto Julio.
- Ciao Gesù.  


La parabola delle parabole già raccontate

Ogni anno, quando arriva il 16 di aprile, ripenso a quel che accadde proprio in quella data nel 1683.
Io, Gesù e Adam Ant, avevamo passato tutto il pomeriggio tra le bancarelle del grande mercato del gres porcellanato di Kingston upon Hull, nella contea dell'East Riding of Yorkshire e verso sera, stanchi stanchi stanchi, andammo come sempre a riposarci un po' in riva al fiume.
Restammo seduti in silenzio per una decina di minuti, poi Gesù interruppe la quiete chiedendo:
"Amici, vi ho mai raccontato la parabola del figlio perso e ritrovato?"
"Uhhh, non so quante volte." Rispose Adam.
"Veramente? E quella dei vignaioli omicidi?"
"Pure." Rispose ancora Adam.
"Uhmmm... e quella del buon samaritano?"
"Per carità!" Sempre piu seccato Adam.
"Quella delle pecore e i capri?"
"Sì!"
"Quella delle dieci vergini?"
"Sì!!!"
"Quella della casa fondata sul..."
"Sì!!!"
"Quella..."
"Sì! Sì! Sì! Sì! Sì!"
"Ma..."
"Tutte ce le hai raccontate, almeno un milione di volte! Arghhhh!" Arrabbiatissimo Adam si alzò e andò a sedersi più distante dove, per cercare di calmarsi, prese a gettare sassi nel fiume.
Calò di nuovo il silenzio poi Gesù evidentemente imbarazzato guardandomi chiese:
"Davvero racconto sempre le stesse cose? Sto diventando così noioso?"
"No amico mio, stai solo invecchiando, come tutti noi."
"Ma ho solo 33 anni!"
"Sono secoli che dici di avere 33 anni, credivi che non ce ne fossimo accorti?"
Si rattristò in viso, gli diedi due pacchette sulla spalla sinistra e nessuno parlò più per il resto della sera.
Per il resto della sera.

La volta che Gesù volle lavare i piedi a me e ad Adam Ant

Ogni anno, quando si avvicina la Pasqua, mi torna alla mente uno strano episodio della mia vita che, oltre a me, ha per protagonisti Adam Ant e Gesù. Soprattutto Gesù.
Una sera di talmente tanti anni fa che non ricordo nemmeno il numero, dopo aver finito di cenare al Punto Macrobiotico di Henley-on-Thames, nella contea dell'Oxfordshire, decidemmo di andare a goderci la tiepida serata in panciolle in riva al fiume.
Ce ne stavamo lì belli tranquilli quando d'un tratto a Gesù venne un'idea che definire bizzarra è dir poco:
"Giochiamo a lavarci reciprocamente i piedi!" Disse con entusiasmo.
Adam prima mi guardò incredulo, poi mi bisbigliò all'orecchio:
"Non sarà mica un feticista dei piedi?"
"Mboh, e cosa ne so, non mi pare il tipo." Gli risposi bisbigliando a mia volta.
"Vabbè vediamo che succede, però se dopo vuole anche pittarmi le unghie la cosa finisce immediatamente."
"Sì sì pure io, uguale... sempre che non abbia il rouge-noir di Chanel, allora sì."
"Sì sì, allora sì anche io, ma solo in quel caso."
Acconsentimmo e Gesù si propose per essere il primo a lavarci i piedi.
Ci togliemmo le scarpe e Adam notò che io avevo i calzini bucati in più punti, mentre io notai che Adam aveva l'alluce sinistro lungo almeno 10 centimetri!
Ci arrotolammo i calzoni al ginocchio e seduti in riva al fiume ci lasciammo lavare i piedi da Gesù. Lo fece con molta cura e delicatezza, fu piacevole insomma.
Arrivato il nostro turno di lavare i piedi a Gesù, ad Adam venne il dubbio di aver lasciato aperto il gas e corse a casa ad accertarsene.
A me invece venne il dubbio di aver lasciato aperto il gas e corsi a casa ad accertarmene.
In effetti fummo un po' malandrini, perchè io ero sicuro di aver chiuso il gas e sono certo anche Adam.
Credo che Gesù ci rimase parecchio male perchè non ci propose più quello strano gioco, non a me e ad Adam almeno, mentre so per certo che lo propose a Richard Ginori che, al contrario nostro, ne fu entusiasta, tanto che ancora oggi, all'approssimarsi della Pasqua, invita Gesù nel suo bagno da megalomane e nel bidet biposto si lavano i piedi vicendevolmente.
Per concludere aggiungo che io non invidio nulla a nessuno, ma il bidet biposto di Richard Ginori, beh, ecco... quello sì.

Bologna

Mi trovo sul treno regionale veloce che collega Modena, in Emilia-Romagna, con Thornaby-on-Tees, nella contea del North Yorkshire, alla fermata della dotta Bologna salgono grappoli di giovani universitari. Subito la mia mente torna alla prima metà del 600, quando, insieme a Gesù e ad Adam Ant, proprio a Bologna frequentavo la facoltà di Geometria Isoscele. Quanti ricordi. Quante ne abbiamo combinate in quella città.
Per esempio le volte che Gesù, dal muricciuolo di Via dei Malcontenti, gettava una dei suoi sandali nel canale delle Moline e io e Adam Ant, appostati alla famosa finestrella di Via Piella che dà sul canale, aspettavamo che la corrente portasse il sandalo verso di noi e cercavamo di pescarlo con una canna di bambù, con filo interdentale cerato per lenza e un orecchino di bigiotteria per amo. Non ci siamo mai riusciti e tutte le volte Gesù, percorrendo Via Augusto Righi con un sandalo sì e uno no, ci raggiungeva e chiedeva:
"Allora? Lo avete pescato?"
"Macché, niente!" Rispondeva Adam Ant ridendo sotto i baffetti che a quei tempi ancora non portava.
"Ecco sono di nuovo con un sandalo solo. Ma perchè una volta non proviamo con uno dei tuoi stivali Adam? O con una delle tue ginniche Julio?" Si sfogava Gesù.
"Già così con i tuoi sandali, che son tutti una fascetta e un laccetto e offrono maggiori possibilità di appiglio, è un'impresa molto molto ardua, se tentassimo con i miei Pirate Boots di Vivienne Westwood, o con le sneakers Ishikawa da fichetto di Julio, sarebbe un'impresa molto molto molto ardua, per non dire impossibile. Lo capisci vero?" Esagerava Adam.
Le matte risate.
O per esempio quando a tarda notte e per le vie passava soltanto qualche ubriaco, ci divertivamo a fare il numero dell'impiccato. Praticamente legavamo Gesù, che tanto se qualcosa andava storto a Pasqua sarebbe comunque risorto, a mò di impiccato al vecchio porticato in legno di Via Santo Stefano, con quel nodo da marinaio che sembri appeso per il collo ma in realtà sei come imbragato e stai benissimo, poi io e Adam ci nascondevamo dietro al muretto dell'antico palazzo della Mercanzia, nella relativa piazza, e aspettavamo il primo malcapitato. Questi vedeva Gesù impiccato e correva a chiamare aiuto. Quando tornava con i gendarmi, naturalmente, Gesù lo avevamo già ammainato e nascosto insieme a me e ad Adam, si godeva la scena del poveretto che veniva scortato in gattabuia per una notte a smaltire la sbornia.
Le matte matte risate.
O per esempio ancora quando percorrevamo Via Pescherie Vecchie, che così stretta e affollata di mercanti sembrava di stare in un suk, io e Adam rubavamo alcune sardine e le infilavamo nelle tasche facendo ben attenzione che il pescivendolo ci vedesse, così ci inseguiva gridando "Farabutti! Riponete il maltolto!" e intanto Gesù, alle sue spalle, faceva il numero della moltiplicazione dei pesci.
"Ma che dice Signor pescivendolo? Guardi lei stesso, le sembra forse che manchi qualcosa dalla sua cassetta di sardine?" Dicevamo all'unisono e col volto innocente io e Adam.
Questi si girava e vedendo la cassetta con dieci volte tante sardine rispetto a quante ve ne erano prima, sgranava gli occhi sbalordito, poi chiamava la moglie, che le portasse una seggiola e qualcosa di forte da bere.
Le matte matte mattissime risate.
Con tutti questi ricordi il tempo del mio viaggio in treno è trascorso via veloce, sono già arrivato a Thornaby-on-Tees, nella contea del North Yorkshire.
Scendo, piove.
E mi manca Bologna, mi manca Bologna.




Un po' di Giappone a South Petherton

Se fossi il protagonista di un romanzo contemporaneo giapponese, sarei uno studente, avrei il pomeriggio di una tiepida giornata di primavera completamente libero e pertanto, leggerei un libro bevendo sake al tavolo di un bar.
Non mi accadrebbe nulla insomma, tuttavia i lettori trarrebbero un totale senso di pace da tutta questa nullaccadenza.
Naturalmente, a pagina 50, arriverebbe una deliziosa ragazza sconosciuta che, per motivi suoi personali, siederebbe al mio tavolo, mi chiederebbe cosa leggo, se ho mai assaggiato il giulebbe e cosa ne so di lanugine ombelicale, giusto per arrivare a pagina 100 dove faremmo all'amor, dove faremmo all'amor.
A pagina 150 ci diremmo addio perchè, sempre per motivi suoi personali di lei, motivi che la fanno anche un po' piangere, non potremmo rivederci mai più.
Tutto questo se fossi il protagonista di un romanzo contemporaneo giapponese.
Ma non lo sono quindi me ne sto qui, a South Petherton, nel Somerset, seduto al banco dell'idromeleria Hobbs dei coniugi Etta e Basil, che trovo un po' invecchiati. Alla mia destra Adam Ant lucida i bottoni della sua giacca da pirata dandy, a sinistra Gesù fa ciondolare le gambe dallo sgabello e ciabatta coi sandali slacciati ai piedi, piedi che puzzano un po' ma non ho il coraggio di dirglielo.
Fuori piove e dalla vetrata vedo passare Connie Cuadretti, Cuadretti con la C, regge un ombrello magenta, e penso che sia diventata una bella donna, nonostante il suo caratteraccio e quell'aria da eterna giovinetta di 85 anni.
Forse oggi, a South Petherton, nel Somerset, c'è un po' di Giappone, un po' di Giappone.

La prima volta che incontrai Gesù

Ricordo, fu proprio un 21 di marzo di una duemilata di anni fa, all'incirca, che incontrai Gesù per la prima volta.
Volevo raccimolare qualche soldo per comprarmi i pattini a rotelle che diventano anche normali scarpe retroilluminate, così mi presentai per un posto di hostes al primo grande raduno di quelli che pensano di essere antipatici perchè dicono quello che pensano ma in realtà sono antipatici perchè sono antipatici e basta.
Una volta arrivato al palacongressi di Biddulph nella contea dello Staffordshire, senza nemmeno farmi domande sulle attitudini al lavoro e tantomeno spiegarmi cosa avrei dovuto fare, mi appiccicarono un adesivo sul petto con scritto HOSTES a pennarello nero punta media e mi fecero entrare nel grande salone.
Mi guardai intorno, sarebbe stato completamente deserto se non fosse che, posizionato in fondo, in un angoletto, c'era un piccolo stand.
Andai a vedere di che si trattava.
Dietro al banchetto c'era un giovane uomo sulla trentina con i capelli e la barba lunga, sembrava un po' triste.
"Come mai al primo grande raduno di quelli che pensano di essere antipatici perchè dicono quello che pensano ma in realtà sono antipatici perchè sono antipatici e basta non c'è nessuno a parte te?" Gli chiesi tutto d'un fiato.
"Perchè quelli che pensano di essere antipatici perchè dicono quello che pensano ma in realtà sono antipatici perchè sono antipatici e basta, non sospettano di essere antipatici e basta, pensano di essere antipatici perchè dicono quello che pensano." Mi rispose tutto d'un fiato.
"Ohhh... credo di capire. E tu perchè sei antipatico e basta?"
"Perchè sono il figlio di Dio."
"Ah, io invece sono Napoleone."
"Ecco, vedi? Ti burli di me perchè sono antipatico."
"Ma no che non sei antipatico, magari un po' matto, quello sì. Anzi per provarti che non sei antipatico vorrei invitarti stasera al concerto di un mio amico, Adam Ant, suona proprio qui a Biddulph."
"No, grazie, stasera devo pregare."
"Ecco, adesso sei antipatico."
"Va bene, vengo."
"Perfetto. A proposito io mi chiamo Julio Roberts, e tu?"
"Gesù, tanto piacere."
Fu così che lo conobbi. La sera stessa andammo al concerto, dopo gli presentai Adam Ant.
Diventammo un trio inseparabile e tuttora lo siamo.

La grande esposizione di sanitari e arredo bagno di Bourton-on-the-Water

Ancor oggi proprio non so come riuscì a convincerci, ma resta il fatto che il 6 marzo del 1661, io, Gesù e Adam Ant accompagnammo l'amico Richard Ginori alla grande esposizione di sanitari e arredo bagno di Bourton-on-the-Water nel Gloucestershire.
Come entrammo nel padiglione gli occhi di Richard si illuminarono come quelli di un bimbo in un negozio di balocchi, si mise a provare le tavolette in cachemire per le stagioni fredde, quelle in fresco di lana per le stagioni calde e a testare l'impugnatura anatomica degli scopini come fossero katane, poi lo perdemmo di vista.
Gesù, per via della sua infanzia da poverello, aveva la propensione a trovare sempre del buono in tutte le cose e trovò del buono nei  dispenser di sapone a comando vocale.
A me e Adam Ant fu subito chiaro che ci saremmo annoiati, provammo ad attaccare bottone con due strappone ad uno stand di sciacquoni intelligenti, ma loro erano lì per vendere e per mezz'ora non fecero che parlarci di sciacquoni intelligenti.
La situazione però sarebbe cambiata di lì a poco, infatti nessuno poteva immaginare che il salone delle fiere fosse stato costruito su un cimitero di sciamani indiani d'america migranti, nonchè su una discarica abusiva di cadmio, nonchè su un fiume sotterraneo di melma.
Dai sanitari in esposizione presero ad uscire sciamani morti viventi ricoperti di cadmio e melma, un po' come nel film L'alba degli sciamani morti viventi ricoperti di cadmio e melma, potete immaginare il fuggi fuggi generale.
Gesù tentò di convertire alla misericordia alcune delle creature ma non appena gli imbrattarono la tunica usò il consueto trucco della sparizione.
Adam Ant si nascose dentro uno scaldabagno da 6 galloni e vi  rimase fino a fine racconto.
Io mi misi a correre cercando di guadagnare l'uscita ma gli sciamani morti viventi ricoperti di cadmio e melma erano ovunque, fortuna volle che mi trovai davanti Richard Ginori con due cartucciere di dispenser di sapone neutro a comando vocale incrociate sul petto.
"Stammi dietro" disse e poi urlò "SAPONE NEUTRO!"
Dai dispenser uscirono mitragliate di sapone neutro e riuscimmo ad aprirci un varco, perchè gli sciamani morti viventi ricoperti di cadmio e melma odiano il sapone neutro.
La situazione era comunque grave quand'ecco, miracolosa e inaspettata, una copiosa nevicata di sapone neutro dal cielo che ricacciò poco a poco il male negli inferi. Lui non lo ammise mai ma io ero certo che  Gesù ci avesse messo lo zampino.
Il giorno dopo a Richard Ginori venne l'idea di produrre dei rilevatori di cadmio e melma da toilettes e ci fece una fortuna.
Anche io, Gesù e Adam Ant ne installammo uno nei nostri bagni,  fortunamtamente non hanno mai rilevato nulla... BEEEP BEEEP BEEEP BEEEP BEEEP... fino ad oggi.

Discoteque

Ricordo che la sera di un 8 di febbraio di tanti tanti tanti anni fa, io, Gesù e Adam Ant, ci recammo alla discoteca Baba Beach di Porto Potenza Picena per ballare a più non posso e destino volle che alla consolle a metter dischi ci fossero Lady Miss Kier, Super DJ Mitri Dimitri e Jungle DJ Towa Towa, noti anche come Deee-Lite ovvero l'orchestra musica e spettacolo da Gesù preferita.
Per un po' filò tutto liscio fino a quando, all'attacco di Power Of Love, io e Adam Ant, appartati da una mezz'ora con due strappone, notammo un bagliore provenire dalla pista e pensammo all'unisono che Gesù si stesse mettendo nei guai.
Lo vedemmo in piena disco trance farsi largo tra le genti, aprire le vetrate del locale, raggiungere il bagnasciuga e, dopo una breve esitazione, camminare sulle acque del mar Adriatico.
Alcuni farisei tamarri e scettici non persero l'occasione di sminuire l'eccezionalità di quel che tutti stavano vedendo sostenendo che, in quanto febbraio, il mare fosse ghiacciato e non servissero poi grandi capacità per camminarci sopra. Purtroppo vollero anche dimostrarlo ed uscirono per emulare Gesù.

Il giorno seguente gli scribi riportarono nelle cronache di 12 farisei tamarri e scettici morti per annegamento nel mare gelido.
Io e Adam Ant non portammo mai più Gesù in discoteca.

La battaglia di palle di neve di Chapel-en-le-Frith del 1691

Anche quest'anno a Chapel-en-le-Frith, nella contea del Derbyshire, avrà luogo la tradizionale battaglia di palle di neve. Tra tutte le edizioni a cui ho partecipato ricordo in particolare quella del 1691. Già, il 1691, cosa non successe nell'edizione del 1691...
Come tutti gli altri partecipanti, io, Gesù e Adam Ant, ci radunammo ai giardini pubblici, sotto il grande carrubo, e qui venimmo divisi in due squadre, gli spirituali e i carnali.
Dopo un po' di trambusto iniziale dovuto ad alcuni carnali che volevano spacciarsi per spirituali, gli schieramenti furono pronti e la madrina, che di rito da il via alla battaglia, si sistemò al centro. Quell'anno la madrina era l'odiosa Connie Cuadretti, Cuadretti con la C. Vestita con un pomposo abito da regina dei ghiacci alzò lo scettro e... niente, non lo abbassò perchè una palla di neve la centrò in pieno viso facendole volar via la corona dalla testa.
Nella battaglia di palle di neve di Chapel-en-le-Frith il ruolo della madrina è quasi sacro e un fatto simile non era successo mai, una vergogna, tra i partecipanti calò il gelo.
Il silenzio irreale venne interrotto da un carnale che urlò puntando il dito contro i primi tre spirituali che vide, "Sono stati loro, gli spirituali, li ho visti con i miei occhietti cisposi!". Inutile dire che quei tre spirituali eravamo io, Gesù e Adam Ant. Sia ben chiaro, non eravamo stati noi ma, presi dal panico, iniziammo a correre. Sembrava di stare in quel film, I Guerrieri della Notte, dove tutte le bande inseguono i guerrieri, l'unica differenza era che a noi tre ci inseguiva solo la madrina, Connie Cuadretti, caspita quanto era infuriata.
Adam Ant, che non ha mai avuto fiato per la corsa, ad un certo punto si tuffò a pesce dentro un cespuglio e lì rimase nascosto fino a primavera, Gesù invece scomparve con uno dei suoi miracoli.
Rimasi solo, Connie Cuadretti mi era alle costole e, come accade sempre nelle scene in cui uno fugge tra la vegetazione, inciampai in una radice sporgente.
La neve, che attutì la caduta,  mi ricopriva fin sopra ai capelli. Sollevai la schiena da terra, Connie Cuadretti era lì, a braccia incrociate, mi guardava dall'alto in basso con un sorriso che non aveva nulla di divertente, ero spacciato.
"Non sono stato io!" Precisai subito rimettendomi in piedi.
"Che delusione, sarebbe stato bello se per una volta tu avessi avuto il coraggio di sfidarmi." Disse Connie Cuadretti e mentre lo diceva la sua rabbia scemò e si trasformò in una lacrima, poi si girò e prese il cammino per tornare al campo di battaglia.
Quell'insolita reazione mi lasciò esterrefatto, Connie Cuadretti aveva rinunciato all'occasione di stamparmi una pigna in bocca e, cosa ancor più incredibile, aveva pianto. Provai tenerezza per quella ragazza smargiassa che avevo sempre considerato priva di sentimenti. D'accordo era manesca, ma non dimentichiamo che fu lei la prima a farmi conoscere i piaceri dell'amor.
La raggiunsi. "Connie..." dissi mettendole una mano sulla spalla.
Si voltò e la baciai. Sapeva di pino e quel bacio fu bellissimo.
Poi le nostre labbra si staccarono, mi guardò con occhi languidi, occhi che non le avevo mai visto prima e... mi mollò un pugno sul naso con tutta la forza che trovò.
Stramazzai di nuovo nella neve candida, macchiata qua e là di rosso del mio sangue.
"Ciao femminuccia, alla prossima." Mi disse allontanandosi.

Il giorno seguente le cronache della battaglia di palle di neve registrarono la squalifica degli sprirituali per oltraggio alla madrina con conseguente vittoria a tavolino dei carnali.