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Stratagemmi, raccomandate e larve Witchetty

La terza volta che feci all'amor fu per un intrecccio di strategemmi, lettere raccomandate e larve Witchetty.
Era l'autunno del 1891, vivevo a Yaxley, nella contea del Cambridgeshire, e con la smargiassaggine tipica di tutti gli ottantanovenni solevo pavoneggiarmi.
Le prime due volte che avevo fatto all'amor in realtà mi era stato fatto all'amor, sempre dalla stessa persona, l'odiosa Connie Cuadretti, Cuadretti con la C, postina di Yaxley per le Messaggerie Cuadretti dell'odiosa famiglia Cuadretti, perciò questa volta volevo essere io a prendere l'iniziativa, per una forma di rivincita nei suoi confronti.
Tra me e Connie Cuadretti c'era sempre stato un rapporto fatto al 99% di odio e all'1% di amore, l'1% di amore lo mettevo io, ma non la mia terza volta, la mia terza volta avrebbe dovuto essere totalmente priva di sentimento, una cosa abbastanza d'avanguardia se pensate che nel 1891 il puro sesso non era ancora stato inventato.
Mi inviai una raccomandata in modo che Connie Cuadretti venisse a consegnarmela.
Il giorno seguente suonò al mio campanello.
DLIN DLON DLIN DLON DLIN DLON DLIN DLON DLIN DLON, il suo modo di suonare il campanello era odioso come lei.
"Chi è?" chiesi fingendo di non aspettarla.
"E' lei Julio Roberts?" mi chiese fingendo di non conoscermi.
"Certo che sono io Julio Roberts, abbiamo pure fatto due volte all'amor, non ti ricordi?"
"Abbiamo pure fatto due volte all'amor, non ti ricordi?" pappagallò facendomi il verso.
"Hey, non farmi il verso!"
"Hey, non farmi il verso!" ripappagallò.
"C'è una raccomandata per te." e me la tirò in un occhio.
Con l'altro occhio la guardai intensamente e presi coraggio.
"Ti va di fare all'amor?"
"Rifarò all'amor con te il giorno che pioveranno dal cielo larve Witchetty."
 Mi fece firmare e se ne andò.
Non era andata come volevo ma, per una questione di orgoglio e di odio cieco, cieco in tutti i sensi, non demorsi e pensai ad un altro stratagemma.
Misi sulla pensilina sopra la porta d'ingresso un secchio pieno di larve Witchetty, lo legai ad una fune il cui capo opposto penzolava a portata di mano più o meno all'altezza del campanello ed infine mi spedii un'altra raccomandata.
L'indomani, di buon ora, DLIN DLON DLIN DLON DLIN DLON DLIN DLON DLIN DLON.
"Chi è?" chiesi fingendo di nuovo di non aspettarla.
"E' lei Julio Roberts?" mi chiese fingendo di nuovo di non conoscermi.
"Ma certo che sono io." dissi
"Ma certo che sono io." riripappagallò lei.
"C'è una raccomandata per te." e me la tirò nell'altro occhio.
A questo punto, completamente cieco, mi appesi goffamente alla fune che fece cadere l'intero secchio di larve Witchetty in testa a Connie Cuadretti.
Lei non disse niente ed io, immerso nel buio, non potei vedere l'espressione che aveva in volto dopo essersi liberata la testa dal secchio.
Mi ruppe il naso con un pugno, fu dolorosissimo. Poi mi fece all'amor, fu bellissimo.
Le sue labbra sapevano di larve Witchetty, le mie di sangue che mi colava dal naso.
Quando, dopo alcuni giorni, riacquistai la vista ed uscii di casa, per le vie di Yaxley si faceva un gran parlare di Connie Cuadretti e di una sua invenzione all'avanguardia, il puro sesso, che ancora oggi, da allora, è molto in voga.
Molto in voga.

Surf, comunismo e rosmarino


L'estate del 1504 fu per me un'estate decisamente comunista, all'insegna del surf e del rosmarino.
A quel tempo avevo 88 anni e una folta chioma di ricci biondi da srotolare al vento. Ghinee in tasca davvero poche, avevo calcolato però che se avessi alloggiato per le vacanze nella mia tenda canadese sulla spiaggia libera di St. Ninian's Isle, nelle Shetland, le ghinee sarebbero state comunque sufficienti a garantirmi almeno un pasto al giorno per un mese.
La spiaggia libera era molto ampia, avrei potuto mettermi ovunque, tuttavia decisi di montare la tenda il più vicino possibile al balneare Cuadretti, Cuadretti con la C, così che se i morsi della fame si fossero fatti sentire, in un attimo avrei raggiunto la tipica piadineria scozzese Cuadretti.
Per i primi dieci giorni non mangiai, se non qualche trasparente pescetto crudo che ogni tanto mi ritrovavo nel costume da bagno.
Avevo in mente solo il surf. Ovviamente ghinee da spendere per un'attrezzatura degna di nota nemmeno a parlarne, usavo quindi un'asse da stiro ben fissata sotto i piedi con tiranti ad elastico e una fune a doppio cappio. Con un cappio mi cingevo la vita e all'atro agganciavo nove manici di ombrello con relativi ombrelli aperti per catturare il vento.
I dieci giorni più belli della mia vita. All'undicesimo giorno però i trasparenti pescetti crudi non mi bastarano più, morivo di fame, era arrivato il momento di fare un salto alla tipica piadineria scozzese Cuadretti.
La tipica piadineria scozzese Cuadretti era gestita dalla famiglia scozzese Cuadretti, famiglia che si rivelò ben presto essere piuttosto odiosa, soprattutto la figlia maggiore che prendeva le ordinazioni, Connie Cuadretti.
Connie Cuadretti, che aveva capelli spugnosi e un buon alito al rosmarino, mi accolse in malomodo chiedendomi:
"Tu sei il pulcioso surfista comunista che dorme nella spiaggia libera qui accanto?"
"Sono un po' comunista ma non sono pulcioso." Risposi.
"Sono un po' comunista ma non sono pulcioso." Ripetè lei facendomi il verso. "Che diavolo vuoi?" Aggiunse.
"Cosa propone oggi il menù?" Domandai ignorando la sua cafonaggine.
"Oggi abbiamo piadina con porchetta, patate e rosmarino più una bibita aromatizzata al rosmarino a 7,95 ghinee."
"Allora prenderò piadina con porchetta, patate e rosmarino più una bibita aromatizzata al rosmarino, grazie."
"Certo che prenderai piadina con porchetta, patate e rosmarino più una bibita aromatizzata al rosmarino, brutto comunista pulcioso, abbiamo solo quello!" Strillò prima di sparire in cucina con la mia ordinazione.
Quando ricomparve mi prese per la maglietta con la stampa di Pamela Anderson tirandomi a sé e ringhiò:
"Fuori il grano pulcioso, questa non è una mensa comunista."
Tirai fuori dalla tasca sette monete da 1 ghinea e 95 monetine da 1 centesimo di ghinea e le riversai sul banco delle ordinazioni scatenando tutta la sua ira.
"Pulcioso! Pulcioso! Pulcioso!" Sbraitò col suo alito al rosmarino.
Poi, fortunatamente, le cose andarono meglio perchè Connie Cuadretti riprese a prendere ordinazioni ed io venni servito al tavolo dall'unico figlio maschio dell'odiosa famiglia Cuadretti, Rudolph Cuadretti, che però, stranamente, era cheto e gentile.
Quella sera, con lo stomaco bello pieno, mi ritirai presto, chiusi la zip della canadese, mi addormentai e sognai.
Sognai il rumore delle onde SCIABORD SCIABORD e di altre onde SCIABORD SCIABORD, poi ad un tratto SCIABORD SCIABORD ZIP!
Nel sogno qualcuno si era introdotto nella mia tenda e dopo qualche manovra di assestamento, quel qualcuno, mi fece all'amor.
Il sogno era così reale che mi parve persino di sentire profumo di rosmarino provenire dallo sconosciuto che, tra l'altro, aveva capelli di consistenza spugnosa, o almeno così mi parve, non ebbi molto tempo di approfondire perchè un forte dolore al naso mi svegliò di soprassalto, come se avessi preso un pugno.
In effetti il naso mi sanguinava e la zip della tenda era aperta, dovevo proprio essermi agitato parecchio durante il sogno.
L'estate del 1504 finì ed io tornai alla mia vita di tutti i giorni, tra molte vicissitudini e poche rare soddisfazioni, tra le quali un nuovo lavoro di ombrellaio porta a porta. Il lavoro di ombrellaio porta a porta mi permise di raccimolare un po' di ghinee per le vacanze, così, l'estate del 1505 tornai a St. Ninian's Isle. Tutto era come lo avevo lasciato. O quasi tutto. Sì perchè nel frattempo l'odiosa Connie Cuadretti aveva avuto un figlio, un delizioso piccino di circa tre mesi con folti capelli biondi e ricci, chissà chi era il padre pensai.
Un giorno andai alla tipica piadineria scozzese Cuadretti e Connie Cuadretti era lì, al banco delle ordinazioni, col piccolo tra le braccia.
"Che carino è tuo figlio? Come si chiama?" Le chiesi.
"Sì è mio figlio, Ottone Cuadretti. Ma tu pulcioso comunista sei venuto per ordinare o per chiacchierare?" Sbottò bruscamente come suo solito.
"Certo, ora ordino, volevo prima dare un buffettino al piccolo Ottone. Ciao Ottone, CUCCI CUCCI CUCCI." Il piccolo Ottone Cuadretti mi rispose con un discorso a monosillabi di chiaro stampo comunista:
"Pa-pà, pa-pà..." Disse.
Poi strinse la manina e mi diede un pugnetto sul naso. Ovviamente non mi fece male, così piccino, però nei suoi occhiettini lessi che l'intento era quello di rompermi il naso.
Di rompermi il naso.

Sonnambulismo

Il 97% dei sonnambuli che leggono abitualmente questo blog, cammina con una certa disinvoltura su cornicioni e cavi dell'alta tensione.
Il 2% talvolta perde l'equilibrio e dopo essere rimbalzato sul tendone dell'ortofrutta Cuadretti, Cuadretti con la C, cade dentro al vano carico del furgoncino delle consegne del materassificio Hobbs.
Il restante 1% ha almeno un arto ingessato.

Las Santa

Ogni 11 di ottobre mi torna alla mente l'11 di ottobre del 1663.
A quel tempo vivevo a Biggleswade, nella contea del Bedfordshire, mi guadagnavo da vivere consegnando i giornali del mattino con la bicicletta.
Nonostante avessi solo 85 anni, questo lavoro mi stava sviluppando precocemente la muscolatura delle gambe, gambe che usavo per pedalare di casa in casa, del braccio destro, braccio che usavo per lanciare i giornali di casa in casa, ma non solo, avevo acquisito anche una certa agilità, un certo equilibrio e una certa precisione, ero nel pieno della forma insomma.
Per questo motivo, quando su un volantino incollato ad un palo del telegrafo inutilizzato, perchè il telegrafo ancora non era stato inventato, lessi della ricompensa di 1.000 ghinee per chi fosse riuscito a battere Las Santa, misteriosa campionessa di lucha libre quella sera alla palestrina comunale di Biggleswade, pensai di avere già il denaro in tasca.
Ovviamente mi sbagliavo, ma andiamo con ordine.
Al calare del sole mi infilai nella tuta felpata grigia melange modello Rocky, anche se Sylvester Stallone non era ancora stato inventato, calzai le ginniche con la suola bucata e i lacci di spago e andai alla palestrina comunale.
La palestrina comunale era già stracolma, praticamente tutta la popolazione maschile di Biggleswade quella sera si era riversata lì, grida, cori da stadio, anche se il Manchester United ancora non era stato inventato, una vera bolgia.
Mi sedetti il più vicino possibile al ring e dopo una quindicina di minuti, annunciata da trombe gracchianti, fece il suo ingresso Las Santa.
Aveva un passamontagna di lana rosso fuoco con alcuni strass applicati e due pon pon, un costume intero da piscina, anche se il nuoto non era ancora stato inventato, anch'esso rosso fuoco, una tovaglia a quadretti rossi e bianchi da osteria per mantello e ai piedi stivali navajo, anche se il genere Western non era ancora stato inventato. Dal passamontagna sbucavano ciocche di capelli rossi mossi, non dava l'idea di essere messicana, ma era pur vero che io in messico non c'ero stato mai. Incuteva timore e allo stesso tempo esercitava forte attrazione. 
Appena salita sul ring Las Santa rivolse una sfilza di gesti poco femminili al pubblico, che fischiò sonoramente e la bolgia si fece ancora più assordante, poi sempre a gesti, prese a invitare persone a caso a farsi avanti per combattere.
Nonostante le 1.000 ghinee in palio nessuno si propose, avevano tutti una fifa boia e preferivano fischiarla restando seduti e a distanza, senza contare che uscire eventualmente sconfitti da una zuffa contro una donna avrebbe voluto dire diventare lo zimbello di Biggleswade.
A me però non importava nulla e volevo quelle 1.000 ghinee per comprarmi una bici più professionale, anche se la professionalità non era ancora stata inventata.
Mi feci largo tra la folla di codardi, salii sul ring e puntando l'indice della mano destra verso Las Santa, dissi:
"Io ti sfid..."
Mi arrivò un sinistro diritto sul naso, che si ruppe. Mi ritrovai al tappeto.
Las Santa si chinò, per finirmi pensai al momento, tanto è vero che per difendermi le diedi un pizzicotto più forte che potevo su un'avambracio, invece mi stampò un bacio in bocca.
Fu bello, lei sapeva di chili, io di sangue. Svenni.
Il mattino seguente, prima di iniziare la consegna dei giornali, mi fermai come sempre al panificio Cuadretti, Cuadretti con la C, per comprarmi la merenda. Appena entrai col mio naso bello gonfio, venni subito deriso e canzonato dagli altri clienti, la voce si era già sparsa evidentemente.
Mi avvicinai al banco dove, purtroppo, venne a servirmi Connie Cuadretti, la figlia più odiosa della famiglia Cuadretti.
"Che vuoi?" Mi chiese sgarbata.
"Una pagnottina all'essenza di frangipane, grazie." Risposi.
"Che gusti da femminuccia." Disse schifata mentre incartava la pagnottina.
Poi, con la mano sinistra si ravvivò i capelli rossi mossi e con la destra mi diede l'involto.
Notai che sull'avambraccio aveva un livido violaceo.
Un livido violaceo.

Il 28 di giugno in crosta di pane del 1709

Ogni 28 di giugno mi torna alla mente il 28 di giugno in crosta di pane del 1709.
A quel tempo avevo 83 anni e come sempre, finita la scuola, mi misi in cerca di un lavoretto estivo così da guadagnare qualche soldino per le cingomme e i semi d'anguria da sparare con la cerbottana.
Quell'anno trovai impiego come apprendista fornaio presso il panificio Cuadretti, Cuadretti con la C, nella vicina Congleton, nella contea del Cheshire.
Il panificio Cuadretti era gestito dalla famiglia Cuadretti, una famiglia particolarmente odiosa, e proprio al membro più odioso dell'odiosa famiglia Cuadretti, la figlia maggiore Connie Cuadretti, mi affiancarono per apprendere il mestiere.
Dovetti imparare semplicemente guardandola perchè l'odiosa Connie Cuadretti era fredda e distaccata e non mi rivolgeva parola.
Dopo una settimana però, nel pieno della notte, mentre stavamo impastando, tutto d'un tratto si girò verso di me inviperita in volto e sbraitò:
"La vuoi smettere di copiare le mie forme di pane? Non ce l'hai un po' di fantasia per crearne di tue? Eh?"
Va detto che Connie Cuadretti dava al suo pane sempre e solo la forma di una batteria di automobile ed io facevo altrettanto perchè pensavo che così dovesse essere.
"Certo, ho fantasia da vendere io." Le risposi.
Spronato da tanta antipatia iniziai subito a modellare il mio impasto fino a dargli in poco tempo la perfetta forma di un nandù.
"E quello cosa sarebbe?" Mi chiese schifata.
"Un nandù, un bellissimo nandù di pane." Dissi.
"Un nandù? Tzè, solo una femminuccia come te può dare al pane la forma di un nandù!" Replicò.
Infornai il mio nandù tentando di ignorare quella strega che mi cantilenava alle spalle:
"Femmi-nu-ccia femmi-nu-ccia femmi-nu-ccia femmi-nu-ccia..."
Lavoravo di pala e ribollivo di rabbia quand'ecco che dentro al forno vidi comparire il Demone del Grano che, con voce di fuoco crepitante, mi chiese:
"La odi vero? Non vorresti darle una lezione?"
"Oh eccome se lo vorrei Signor Demone del Grano, ma non posso, perderei il lavoro." Gli risposi.
A quel punto il Demone del Grano fece una grossa risata tenebrosa come se fosse dentro ad un forno, appunto, e disse:
"Troppo tardi, troppo tardi.." E scomparve.
Nel mentre Connie Cuadretti aveva smesso di cantilenare e quando mi girai capii perchè, era diventata una statua di pane.
Oddio, che cosa avevo combinato!
Feci respiri profondi e cercai di pensare al da farsi.
L'idea migliore che mi venne fu quella di vedere se sotto la crosta fragrante ci fosse la Connie Cuadretti di carne e ossa, così le staccai l'ombelico e guardai dentro, era ripiena di mollica.
Mi raggomitolai in un angolino a piagnucolare disperato.
E piagnucolai, piagnucolai, piagnucolai...
"Hei, femminuccia, ridammi l'ombelico o vedi che ti succede!"
Alzai lo sguardo, era tornata normale, la solita odiosa Connie Cuadretti di sempre.
Incredulo mi avvicinai e le riattaccai l'ombelico che però era rimasto di pane.
Questa cosa la fece andare su tutte le furie tanto che mi centrò il naso con un pugno.
Non ebbi il tempo di riprendermi, mi afferrò per la camicia, mi tirò a portata di labbra e mi baciò.
Fu bellissimo. Lei sapeva di cinque cereali, io di farina doppio zero e sangue.

Il giorno seguente il Signor Cuadretti mi licenziò, mentre Connie Cuadretti dall'ombelico di pane, prese a sfornare solo pane a forma di ombelico, ma poichè il cartello "QUI OMBELICHI DI PANE" inquietava i clienti, Rudolph Cuadretti, fratello di Connie nonchè unico membro non odioso della famiglia Cuadretti perchè cheto e gentile, cambiò il nome da ombelichi a rosette.
Fu un successo.

Un po' di Giappone a South Petherton

Se fossi il protagonista di un romanzo contemporaneo giapponese, sarei uno studente, avrei il pomeriggio di una tiepida giornata di primavera completamente libero e pertanto, leggerei un libro bevendo sake al tavolo di un bar.
Non mi accadrebbe nulla insomma, tuttavia i lettori trarrebbero un totale senso di pace da tutta questa nullaccadenza.
Naturalmente, a pagina 50, arriverebbe una deliziosa ragazza sconosciuta che, per motivi suoi personali, siederebbe al mio tavolo, mi chiederebbe cosa leggo, se ho mai assaggiato il giulebbe e cosa ne so di lanugine ombelicale, giusto per arrivare a pagina 100 dove faremmo all'amor, dove faremmo all'amor.
A pagina 150 ci diremmo addio perchè, sempre per motivi suoi personali di lei, motivi che la fanno anche un po' piangere, non potremmo rivederci mai più.
Tutto questo se fossi il protagonista di un romanzo contemporaneo giapponese.
Ma non lo sono quindi me ne sto qui, a South Petherton, nel Somerset, seduto al banco dell'idromeleria Hobbs dei coniugi Etta e Basil, che trovo un po' invecchiati. Alla mia destra Adam Ant lucida i bottoni della sua giacca da pirata dandy, a sinistra Gesù fa ciondolare le gambe dallo sgabello e ciabatta coi sandali slacciati ai piedi, piedi che puzzano un po' ma non ho il coraggio di dirglielo.
Fuori piove e dalla vetrata vedo passare Connie Cuadretti, Cuadretti con la C, regge un ombrello magenta, e penso che sia diventata una bella donna, nonostante il suo caratteraccio e quell'aria da eterna giovinetta di 85 anni.
Forse oggi, a South Petherton, nel Somerset, c'è un po' di Giappone, un po' di Giappone.

La battaglia di palle di neve di Chapel-en-le-Frith del 1691

Anche quest'anno a Chapel-en-le-Frith, nella contea del Derbyshire, avrà luogo la tradizionale battaglia di palle di neve. Tra tutte le edizioni a cui ho partecipato ricordo in particolare quella del 1691. Già, il 1691, cosa non successe nell'edizione del 1691...
Come tutti gli altri partecipanti, io, Gesù e Adam Ant, ci radunammo ai giardini pubblici, sotto il grande carrubo, e qui venimmo divisi in due squadre, gli spirituali e i carnali.
Dopo un po' di trambusto iniziale dovuto ad alcuni carnali che volevano spacciarsi per spirituali, gli schieramenti furono pronti e la madrina, che di rito da il via alla battaglia, si sistemò al centro. Quell'anno la madrina era l'odiosa Connie Cuadretti, Cuadretti con la C. Vestita con un pomposo abito da regina dei ghiacci alzò lo scettro e... niente, non lo abbassò perchè una palla di neve la centrò in pieno viso facendole volar via la corona dalla testa.
Nella battaglia di palle di neve di Chapel-en-le-Frith il ruolo della madrina è quasi sacro e un fatto simile non era successo mai, una vergogna, tra i partecipanti calò il gelo.
Il silenzio irreale venne interrotto da un carnale che urlò puntando il dito contro i primi tre spirituali che vide, "Sono stati loro, gli spirituali, li ho visti con i miei occhietti cisposi!". Inutile dire che quei tre spirituali eravamo io, Gesù e Adam Ant. Sia ben chiaro, non eravamo stati noi ma, presi dal panico, iniziammo a correre. Sembrava di stare in quel film, I Guerrieri della Notte, dove tutte le bande inseguono i guerrieri, l'unica differenza era che a noi tre ci inseguiva solo la madrina, Connie Cuadretti, caspita quanto era infuriata.
Adam Ant, che non ha mai avuto fiato per la corsa, ad un certo punto si tuffò a pesce dentro un cespuglio e lì rimase nascosto fino a primavera, Gesù invece scomparve con uno dei suoi miracoli.
Rimasi solo, Connie Cuadretti mi era alle costole e, come accade sempre nelle scene in cui uno fugge tra la vegetazione, inciampai in una radice sporgente.
La neve, che attutì la caduta,  mi ricopriva fin sopra ai capelli. Sollevai la schiena da terra, Connie Cuadretti era lì, a braccia incrociate, mi guardava dall'alto in basso con un sorriso che non aveva nulla di divertente, ero spacciato.
"Non sono stato io!" Precisai subito rimettendomi in piedi.
"Che delusione, sarebbe stato bello se per una volta tu avessi avuto il coraggio di sfidarmi." Disse Connie Cuadretti e mentre lo diceva la sua rabbia scemò e si trasformò in una lacrima, poi si girò e prese il cammino per tornare al campo di battaglia.
Quell'insolita reazione mi lasciò esterrefatto, Connie Cuadretti aveva rinunciato all'occasione di stamparmi una pigna in bocca e, cosa ancor più incredibile, aveva pianto. Provai tenerezza per quella ragazza smargiassa che avevo sempre considerato priva di sentimenti. D'accordo era manesca, ma non dimentichiamo che fu lei la prima a farmi conoscere i piaceri dell'amor.
La raggiunsi. "Connie..." dissi mettendole una mano sulla spalla.
Si voltò e la baciai. Sapeva di pino e quel bacio fu bellissimo.
Poi le nostre labbra si staccarono, mi guardò con occhi languidi, occhi che non le avevo mai visto prima e... mi mollò un pugno sul naso con tutta la forza che trovò.
Stramazzai di nuovo nella neve candida, macchiata qua e là di rosso del mio sangue.
"Ciao femminuccia, alla prossima." Mi disse allontanandosi.

Il giorno seguente le cronache della battaglia di palle di neve registrarono la squalifica degli sprirituali per oltraggio alla madrina con conseguente vittoria a tavolino dei carnali.

La volta che mi camuffai da Gesù

Ogni 9 di gennaio mi torna alla mente quella volta che mi camuffai da Gesù.
A quel tempo avevo 86 anni, ero giovane e sciocco, facevo il roadie e seguivo Gesù nel suo tour europeo di seminari sulla bontà.
Una sera, nel teatro di Widecombe-in-the-Moor nella contea del Devon, Gesù stava parlando e le fans, come sempre, lanciavano sul palco di tutto, pupazzetti, biancheria intima, bigliettini appallottolati. Fu proprio un bigliettino appallottolato a raggiungere le quinte e a cadere davanti ai miei piedi.
Non seppi resistere alla tentazione, aprii il bigliettino e lo lessi: Ti aspetto davanti all'ingresso artisti durante l'intervallo... Il messaggio era firmato con un cuoricino.
Senza pensarci troppo e pur sapendo che era tanto tanto tanto sbagliato, andai nel camerino di Gesù, presi una tunica, la indossai facendo ben attenzione che il cappuccio mi tenesse in ombra il volto ed andai all'appuntamento.
Nel luogo dell'incontro, trovai l'unica persona al mondo che non avrei mai voluto trovare, l'odiata Connie Cuadretti, Cuadretti con la C. Sarei scappato, ma ormai mi aveva visto, che dovevo fare?
"Ti seguo ovunque, ho scaricato da iTunes tutti i tuoi discorsi... io... io... ti amo!" disse.
Imitare la voce pacata profonda e pura di Gesù era naturalmente impossibile, così risposi con un cenno del capo.
"Portami via con te" riprese "ti giuro che..." e si bloccò.
Iniziò a squadrarmi strofinandosi il mento con l'indice e il pollice della mano destra.
"Perchè porti scarpe anti-infortunio? Credevo che indossassi soltanto sandali... E perchè non vedo spuntare la tua lunga barba da sotto il cappuccio?"
Già, i sandali e la barba, non ci avevo pensato, così come non ebbi il tempo di pensare ad un escamotage. Con una mossa fulminea mi tolse il cappuccio, vide che non ero Gesù e mi stampò una pigna in bocca.
"Se dici in giro quel che è successo sei morto!" ringhiò tenendomi a due mani per la tunica, poi mi baciò. Sapeva di vanilla planifolia, io di sangue. Non ricordo nient'altro.

Il giorno seguente, a causa di una soffiata, venni licenziato per il furto della tunica. Connie Cuadretti invece venne estratta come unica vincitrice del concorso PASSA UNA GIORNATA CON GESU' e passò una giornata intera con Gesù.

La prima volta che mi dichiarai

Ogni 24 di dicembre mi torna alla mente la prima volta che, col coraggio della gioventù, mi proposi come fidanzato ad una ragazza.
Vivevo a Bishop’s Waltham nella contea dell’Hampshire, avevo 81 anni e lavoravo come paggio soffiatore raffreddatore di minestra presso la villa della Duchessa di Andover.
Quel giorno venni convocato per una commissione dal capo cucina Basil Hobbs: “Giovanotto, recati tosto in paese alla drogheria Cuadretti, mi raccomando Cuadretti con la C, e procurati del cerfoglio, altrimenti la minestra della Duchessa mancherà di sapore. Vedi di sbrigarti.”
Per fare prima possibile presi la Porsche 911 S del ’66 del Duca. Trovare la drogheria Cuadretti non fu difficile, era l’unica con la C, parcheggiai ed entrai.
Dietro al banco a servire c’era più o meno tutta la famiglia Cuadretti ma, sfortunatamente, a me toccò la figlia più odiosa, Connie Cuadretti.
“Che vuoi?” mi chiese sgarbata.
“Cerfoglio.” risposi secco.
“Cerfoglio? Sei gay?”
“No, mi serve solo del cerfoglio, ed ho molta fretta.”
Fece una smorfia schifata e si ritirò nel retrobottega. Quando riapparve con quei mazzetti di cerfoglio tra le mani la trovai improvvisamente bellissima e la immaginai con un bouquet di rose, vestita da sposa al nostro matrimonio.
Senza far caso, come avrei dovuto, al fatto che mi sbattè i ciuffi di cerfoglio in faccia, mi dichiarai: “Signorina Quadretti, lei è meravigliosa, vorrebe fidanzarsi col sottoscritto?”
Purtroppo non le sfuggì l’errore che feci pronunciando il suo nome e mi stampò una pigna in bocca.
Stramazzai al suolo. Un po’ per tranquillizzare la clientela ma anche per sincera preoccupazione, Rudolph Cuadretti, l’unico figlio maschio cheto e gentile della famiglia Cuadretti  venne a soccorrermi, Connie però gli fece cenno di stare alla larga e rivolgendosi a tutti i presenti disse: “E’ tutto a posto, io e il mio fidanzato abbiamo avuto un battibecco.”
Con una mano dietro la nuca mi sistemò a sedere, poi mi baciò. Sapeva di cerfoglio, io di sangue.

Feci tardi e il capo cucina Basil Hobbs si arrabbiò molto. Anche il Duca si arrabbiò molto per via della Porsche,  fatto sta che il giorno seguente venni licenziato.
Connie Cuadretti invece, per un po’ di tempo se ne andò in giro dicendo che eravamo fidanzati, benché dopo quel breve attimo, io avessi ripreso ad odiarla come e più di prima.

Pechblenda

Il periodo della giovinezza che ricordo più piacevolmente è quello dei Pechblenda, la band in cui suonavo intorno ai 70 anni insieme a Gesù, Adam Ant e Nino Bixio.
Ci chiamavamo Pechblenda in onore del nostro minerale radioattivo preferito, o meglio, il preferito mio di Adam Ant e di Nino Bixio, perchè Gesù non aveva veramente un minerale radioattivo preferito, fingeva per fare dispetto al suo severo padre che voleva che amasse indistintamente tutti i minerali, strano tipo suo padre, molto schivo, ora che ci penso credo di non averlo nemmeno mai visto.
Una sera, durante un infuocato concerto al Maramagma, il locale più IN di Much Wenlock nella contea dello Shropshire, Gesù, sempre per fare dispetto al suo severo padre che non voleva che si scalmanasse, si scalmanò. A metà del nostro brano più noto, Miao Again, approfittando del lungo assolo di batteria di Nino Bixio, posò il basso, guardò me e Adam Ant e disse "Che sian scribi o farisei, mi tufferò tra di loro dal palco" e poi, mentre spiccava il volo, "Già una volta morii, ma poi risorsi".
Non atterrò mai, fu letteralmente assorbito dalle mani alzate dei fans che lo acclamavano pronti a prenderlo, scomparve. Il concerto venne interrotto, ma nessuno protestò perchè quell'irripetibile effetto speciale valeva più del prezzo del biglietto.
Gesù non lo rivedemmo mai più, tuttavia, pur essendo un bassista mediocre, grazie alla sparizione diventò una leggenda del rock.
I Pechblenda lo sostituirono con una certa Connie Cuadretti, Cuadretti con la C, perchè pare che avere un bassista donna fosse IN, ma che errore fu, si rivelò odiosa, dispotica e manesca.
Dopo nemmeno un mese la band si sciolse.

Il quinto bacio

Ogni 20 di dicembre mi torna alla mente il mio quinto bacio.
Avevo 79 anni, per campare mi ero unito al circo Hobbs, la mattina non mi radevo e la sera, con le imbottiture nei punti giusti, facevo il numero della donna barbuta.
Quel giorno piantammo il tendone a Poulton-le-Fylde, nel Lancashire, e un cattivo presentimento mi pervase già al primo paletto.
La sera a fine spettacolo, mi ritirai per togliere le imbottiture dai punti giusti, ed eccola lì, l'odiata Connie Cuadretti, Cuadretti con la C, che avevo notato poco prima in mezzo al pubblico, ora se ne stava seduta sulla scaletta del mio carrozzone.
"Tu non sei una donna" disse guardandomi in cagnesco.
"Sono più donna di te" le risposi con un imbarazzante falsetto inventato sul momento, d'altronde durante il mio numero non dovevo parlare.
"Impostore! Rivoglio i soldi del biglietto!" urlò avventandosi su di me.
Mi strappò le ciglia finte e con quelle anche le vere sulle quali erano incollate, a seguire un calcione in mezzo alle gambe.
Caddi a terra ranicchiato nel dolore, senza respiro e annaspando con le braccia, proprio come quando si è maschi e si riceve un calcione in mezzo alle gambe.
Prima di andarsene, raccolse 99 pence che erano caduti dalla tasca segreta sita tra le imbottiture nei punti giusti, li trattenne a titolo di rimborso del biglietto, poi mi baciò. Sapeva di ambra-magnolia, io di acetilcisteina.

Da quella volta non mi esibii più come donna barbuta, provai per un po' a mangiare il fuoco ma mi venne la gastrite e lasciai il circo Hobbs. Connie Cuadretti invece, verificò sempre che le donne barbute dei circhi che arrivavano in città, fossero effettivamente donne piazzando loro un calcione tra le gambe.



La seconda volta che feci all'amor ed il mio quarto bacio

Ogni 16 di dicembre mi tornano alla mente la seconda volta che feci all'amor ed il mio quarto bacio.
Avevo 77 anni, vivevo ad Appleby-in-Westmorland, nella contea del Cumbria, facevo il regista ma, dopo il flop del peplum "Maciste contro il fumo passivo", caddi in disgrazia e fui costretto a stare nel garage della famiglia Cuadretti, Cuadretti con la C. Era l'unico affitto che potevo permettermi.
I Cuadretti erano persone odiose, ad eccezione di Rudolph, l'unico figlio maschio, che era cheto e gentile.
Quella mattina venni svegliato da "Back in the U.S.S.R." dei Beatles suonata a volume altissimo, uscii dal garage in pigiama, la musica proveniva dalla camera di Connie Cuadretti, la figlia più odiosa dell'odiosa famiglia Cuadretti.
Mi affacciai alla sua finestra, mi vide.
"Che c'è, non ti piacciono i Beatles?" chiese.
"Oh sì che mi piacciono, sono la mia orchestra musica e spettacolo preferita" risposi.
"Entra pivello, fammi vedere come balli" disse.
Mentre scavalcavo la finestra Connie Cuadretti mise nel giradischi il 45 giri di "Twist and shout" ed io, una volta dentro, iniziai a dimenarmi come se avessi delle api nelle braghe del pigiama.
Proprio come mi sarei dovuto aspettare, prese a canzonarmi dicendo che ballavo come una femminuccia e che avevo stecchi di gelato al posto delle gambe, poi d'improvviso mi scaraventò sul letto e mi fece all'amor.
Mi stava appunto facendo all'amor quando, senza bussare, entrò il fratello cheto e gentile Rudoplh Cuadretti, analizzò in pochi attimi la situazione poi scappò urlante e in lacrime. Avevo sempre avuto il sospetto di piacergli.
Connie Cuadretti divenne una furia, mi assestò una pigna nell'occhio sinistro e sbraitò "Ecco, sei contento, hai fatto piangere mio fratello!", poi mi baciò. Lei sapeva di ylang-ylang, io di sangue che mi colava dall'arcata sopraccigliare.
Dopo secondi 7, Connie Cuadretti mi scaraventò per la seconda volta nella mattina ma, questa volta, fuori dalla finestra.

Il giorno seguente ricevetti lo sfratto, mentre a Connie Cuadretti venne l'idea di unire la danza alla violenza ed inventò un ballo dove ci si prendeva a spallate, lo chiamò "Sfogo", nome che col tempo venne storpiato dai ballerini che avevano perso i denti in "Pogo".

Il terzo bacio

Ogni 14 di dicembre mi torna alla mente il mio terzo bacio, avevo 75 anni e vivevo a Woodley, nel Berkshire.
Quella mattina presi il torpedone organizzato dal locale circolo sportivo, per recarmi a Crowthorne con la squadra di Dodgeball per la quale ero addetto agli asciugamani, le Cuadretti Sisters.
Le Cuadretti Sisters, Cuadretti con la C, erano Connie, Bettie, Ettie e Gettie, poi c'era il fratello Rudolph, l'animo gentile della famiglia, quella sera, con le loro divise di raso, si sarebbero giocate il gran derby del Berkshire.
Durante il viaggio ci fermammo all'autogrill per ristorarci, io andai diritto al reparto cioccolate e quando feci per prenderne una, sentii una voce bisbigliarmi "Rubane una per me" da dietro le spalle, mi girai, era l'odiata Connie Cuadretti. "Non ci penso proprio" le dissi e andai a pagare la mia cioccolata.
Riprendemmo il viaggio, dopo minuti 2 e secondi 39, Connie Cuadretti si sedette al mio fianco e mi sfilò dalla tasca una cioccolata alle nocciole che non era la stessa che avevo comperato io, ce l'aveva infilata lei all'autogrill, era riuscita a farmela rubare. La scartò, le diede un morso, poi mi baciò. Lei sapeva di fondente e di nocciole, io di sangue perchè, per l'agitazione post-furto, mi ero martoriato un labbro. 
Quella sera le Cuadretti Sisters persero il gran derby del Berkshire e Connie Cuadretti diede la colpa a me perchè gli asciugamani erano ruvidi.

Dopo quel giorno, a Connie Cuadretti venne l'idea di vendere, durante le feste di paese, quadretti di cioccolata incartati con messaggi scritti di suo pugno.
All'inizio i messaggi erano del tipo "Ti spacco la faccia", "Sei morto" e "Ce l'hai con me?", poi fortunatamente intervenne il fratello, Rudolph Cuadretti, che rese la cosa molto più sentimentale.
      

La prima volta che feci all'amor, che feci all'amor

Ogni 13 di dicembre mi torna alla mente la prima volta che feci all'amor, avevo 73 anni, vivevo a Englefield Green nella contea del Surrey, ero spavaldo e assetato di esperienze.
Quel pomeriggio, io, Gesù, Adam Ant e Gregor Samsa, giocavamo a palla bollata nel cortile della parrocchia di Saint Prometheus quando, da dietro il sagrato, sbucò l'odiata Connie Cuadretti, Cuadretti con la C.
Connie Cuadretti, come suo solito, iniziò con le provocazioni, disse che giocavamo come femminucce e che avevamo le braccia di burro, poi si impossessò della palla e ci bombardò come se di palle ne avesse 1.000, piovevano colpi da tutte le parti.
Gregor Samsa e Gesù si fecero subito da parte, il primo perchè in queste situazioni diventava piccolo come un insetto e il secondo perchè il suo severo padre non voleva che reagisse alle provocazioni.
Adam, 10 minuti dopo, disse "Ho appuntamento dal dentista" e in effetti andò dal dentista.
Rimasi solo a prender pallonate ma non volevo darla vinta a Connie Cuadretti che, da parte sua, si stava sovraeccitando per la mia ostinata resistenza, tanto che dopo minuti 57 e secondi 3 sospese l'attacco e disse "Vieni un po' qui".
Mi prese per un braccio e mi portò dietro ad un cespuglio.
Mentre facevamo all'amor notai che Connie Cuadretti profumava di routine, io di verginità persa, ma poi anche di sangue perchè appena terminato, già sfinito, mi tramortì definitivamente tirandomi con violenza la palla in faccia. Avevo il naso rotto e lei gridava "Affondato! Affondato!" 
Quella fu la prima volta che feci all'amor, che feci all'amor.

Per concludere aggiungo che Connie Cuadretti, dopo quel giorno, apportò alcune modifiche alle regole della palla bollata, si procurò quattro compari, delle bizzarre divise di raso e invento il Dodgeball.

Il primo bacio, poi il secondo

Tutti gli anni, al 2 di dicembre, mi torna alla mente il giorno del mio primo bacio.
A quel tempo vivevo a Newton-le-Willows, nella contea del Merseyside, avevo 72 anni e lei si chiamava Bettie Cuadretti, Cuadretti con la C, era la sorella minore dell'odiata Connie Cuadretti, l'inventrice del Roller Derby.
Fu bruttissimo perchè Bettie Cuadretti, che era sempre molto stressata, soffriva di gastrite e con quel bacio mi veicolò i suoi succhi gastrici.
Acre e pungente, caustico e corrosivo, così fu il mio primo bacio.
Decisi che non avrei mai più baciato e lasciai Bettie Cuadretti, sennonché Connie Cuadretti, per vendicare la sorella,  venne a riempirmi di botte e accadde l'inaspettato.
Fu bellissimo, dopo avermi assestato diversi pugni in viso Connie Cuadretti mi guardò e disse, "sei carino così pesto", poi  mi baciò.
La sua bocca sapeva di jacaranda, la mia di sangue, per via dei denti che mi aveva rotto.
Era il 2 di dicembre, il 2 di dicembre.

Roller Derby

Io, Gesù, Adam Ant e Richard Ginori, da ragazzi, per passarci il tempo durante i lunghi pomeriggi nel Getsemani, eravamo soliti avvitarci le rotelle delle cassettiere Helmer di Ikea sotto le ginniche, e poi via a girare in tondo tra gli ulivi.
Un giorno, l'odiata Connie Cuadretti, Cuadretti con la C, che da tempo ci spiava, dopo aver operato la medesima customizzazione alle sue polacchine col tacco, prese a girare in tondo con noi, superandoci e rimpiendoci di botte.
Richard e Gesù si fecero subito da parte, il primo per via delle ossa fragili, quasi fossero di ceramica e il secondo per il trip della bontà che già da allora lo inibiva.
Io e Adam invece provammo a renderle pan per focaccia ma, ahinoi, prendemmo altre botte.
Dopo quella volta non andammo più nel Getsemani a pattinare, Connie Cuadretti invece mise insieme una squadra di picchiatrici a rotelle ed inventò il Roller Derby.